Marcia Hafif (nata Marcia Wood) è un'artista americana, nata a Pomona in California nel 1929.
Nel 1951 consegue il diploma al Pomona College con uno studio sull'arte dell'Estremo Oriente e il Rinascimento italiano. Nello stesso anno sposa il suo primo marito, Herbert Hafif, cambiando definitivamente il suo cognome.
L'interesse per il Rinascimento italiano la spinge a compiere un viaggio a Firenze. Dall'America approda prima a Napoli dove visita Pompei scoprendo le pitture murali che saranno fonte di ispirazione per una parte della sua produzione pittorica futura. Siamo nel 1961 e di passaggio a Roma, Hafif decide di stabilirvisi. Conosce l'ambiente artistico, frequentando Franco Angeli, Pietro Consagra, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Toti Scialoja. Diventa poi amica di Carla Accardi come anche di Marisa Volpi.
A Roma Marcia Hafif produce un cospicuo corpus di opere e realizza diverse mostre personali, prima fra tutte quella alla galleria La Salita nel 1964. Nella produzione del periodo italiano si avverte già una incredibile tensione nei confronti della pittura e delle sue possibilità: la ricerca sul colore come l'indagine sulla forma determineranno la definizione di Minimal – pop: le opere si caratterizzano attraverso stesure di pattern geometrici, che presto si trasformeranno in quelle che saranno definite “hill shapes”, rese attraverso segmenti sinuosi che ricordano forme collinari e che oggi rappresentano le opere più rappresentative del periodo trascorso a Roma. In una conversazione con Josselyne Naef e Sophie Costes, pubblicata nel catalogo della mostra su “The Italian Painting” organizzata al Mamco, Musée d' art moderne et contemporain di Ginevra nel 2010, è la stessa Hafif che racconta di come, sebbene a Roma avesse incontrato molti artisti dediti ad un linguaggio minimal e al monocromo, il suo interesse per quest'ultimo sia iniziato solo diversi anni dopo, cioè a partire dal 1972, quando era già nuovamente in America.
Di fatto Marcia Hafif lascia Roma per rientrare in California nel 1969. Qui si apre un nuovo capitolo di sperimentazione, e l'artista lascia per qualche tempo la pittura per dedicarsi al film, alla fotografia, alle installazioni sonore. Nel 1971 consegue poi la laurea all'University of California at Irvine. Dopo la laurea decide di trasferirsi a New York.
All'inizio degli anni Settanta il dibattito dell'arte in America era incentrato sul superamento della pittura, motivo che induce Marcia Hafif a una riflessione sulla sua pratica. Sebbene al tempo lei si stesse dedicando ad altre forme espressive, rimane nella sua indole una specifica attitudine verso la pittura. La pittura andava confutata per essere poi ricostruita, riscoperta.
È sull'onda di questa riscoperta che Marcia Hafif inizia a dedicarsi al monocromo. La sua pittura, da ora in poi, sarà il risultato di un articolato sistema di idee, di tecniche, di momenti che nella loro complessità determineranno l'intera produzione dagli anni Settanta e fino al 2018.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta aderisce al gruppo Radical Painting un collettivo dedito all'astrazione che si concentra sull'esplorazione delle qualità essenziali della pittura. Il Radical Painting Group include, tra gli altri, Joseph Marioni, Olivier Mosset, Erik Saxon Phil Sims, Frederic Matys Thursz, Rudolf de Crignis, Gunter Umberg.
Lo studio del colore, e in generale la riflessione sulla pratica pittorica danno vita, tra il 1972 e il 1973 ad un'opera straordinaria, esposta nel 2015 dalla Galleria Fergus McCaffrey ad Art Basel Unlimited: An Extended Gray Scale è un insieme di centosei tele della dimensione di cm 55.88 x 55.88, collocate in sequenza, su un'unica linea orizzontale, in cui dipinge tutti i possibili gradienti dal bianco zinco al nero, creando un'opera che nella sua semplicità va ben al di là della pittura, coinvolgendo la dimensione dello spazio al punto che l'osservatore è accolto e poi quasi catturato in una pura dimensione cromatica.
Dal 1974 Marcia Hafif inizia “The Inventory”, organizzando le sue opere per serie e in ordine di realizzazione. Ognuna delle serie è descritta per caratteristiche e specificità, con l'obiettivo di trasferire quella che è la consapevolezza di ciò che accade nell'atto del dipingere.
Il 1974 è anche l'anno in cui comincia la sua collaborazione con la Sonnabend Gallery che esporrà il suo lavoro sia a New York che a Parigi.
Il lavoro di Marcia Hafif è stato esposto in istituzioni in tutto il mondo fra cui il MoMA PS1 nel 1990; l'Haus für Konstruktive und Konkrete Kunst, Zurich nel 1995; il FRAC Bourgogne, Dijon nel 2000; il MAMCO di Ginevra nel 2001; il Laguna Art Museum, 2015; la Kunsthaus Baselland, Switzerland, 2017; il Kunstmuseum di St. Gallen, in Svizzera, 2017; la Lenbachhaus a Monaco in Germania, 2018; il Pomona College Museum, Claremont, in California, USA, 2018; e ancora il MAMCO (Musée d’art modern et contemporain) di Ginevra nel 2019.
Marcia Hafif muore a Laguna Beach in California nel 2018.
L'ultima mostra istituzionale dedicata a Marcia Hafif si è tenuta al Macro di Roma nel 2024: Marcia Hafif, Roma 1961-1969, a cura di Luca Lo Pinto con Vasco Forconi.