Testi critici su Stanislao Di Giugno

Davide Ferri

Quando lo incontro nello studio nelle settimane che precedono la personale da Tiziana Di Caro, Stanislao Di Giugno mi mostra i lavori – 31, appunto – che ha realizzato negli ultimi mesi, una serie di tele di due soli formati (40 x 30 cm e 150 x 110 cm) come se questo limite (di formato) amplificasse l’energia che si sprigiona dalla ripetizione e dalla variazione interna a ogni singolo lavoro, con forme e colori che possono richiamarsi tra un quadro e l’altro.

Marcello Carriero

A un primo approccio questi ultimi lavori di Stanislao Di Giugno mostrano la levigatezza di un prodotto industriale. Harvey Molotch, meditando sulla velocità d’assimilazione delle forme parla dei Lash ups «un qualcosa messo insieme in fretta in modo improvvisato» che ritroviamo osservando attentamente queste congiunzioni di relitti. Le forme, strette da piccole fascette poste a coordinare due o più elementi di egual natura in una composizione grammaticale, diventano una struttura unitaria.