Lina Selander è rinomata per il suo lavoro visivamente intenso e stratificato nel campo delle immagini in movimento. Alla Marabouparken konsthall, presenta dodici nuovi film (dal 2023 al 2025), in gran parte inediti.
Nelle sue opere più recenti, Selander affronta temi di conflitto politico, violenza e distruzione, rendendo presente in particolare il genocidio in Gaza. Per due film, l'artista ha prelevato immagini dai social media utilizzando una macchina fotografica analogica.
Selander mescola il suo materiale con frammenti e immagini fisse provenienti da varie fonti, elaborandole per enfatizzarne la materialità. Nella creazione, ha impiegato apparecchiature di registrazione e montaggio vecchie o difettose, ricercando l'imperfezione. L'idea centrale è che corpi e immagini si disgregano, un concetto che si riflette nell'installazione, dove opere diverse interagiscono e schermi trasparenti creano duplicazioni visive. È una mostra che "sanguina", in senso letterale e metaforico.
Le sue riflessioni sugli eventi attuali si intersecano con ampi riferimenti storico-culturali e mediatico-tecnologici. Ad esempio, l'artista sottolinea la derivazione del termine "film" dall'antica parola inglese "filmen" (membrana), collegata alle "squame" della Bibbia (Atti 9:18), evidenziando il legame tra tecnologia e visione.
Ciò che distingue il suo lavoro è il modo in cui manipola la materia: le opere di Selander si muovono al di sotto della superficie del flusso di immagini perfetto e immateriale che ci circonda. Dalla macchina rotta emerge un'immagine che non è liscia, ma che apre uno spazio per l'umano e il corporeo, dando valore al "rotto" – nelle crepe e nelle lacune, lo sguardo e il pensiero possono ancorarsi.
Come la stessa Selander afferma, il suo lavoro in studio consiste nel "ristabilire connessioni puramente fisiche con i sistemi tecnologici e culturali che modellano le nostre vite."