Betty Danon alla Galeri Nev di Ankara

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Nata a Istanbul nel 1927 con il nome di “Beki”, ha studiato pittura in miniatura e design di gioielli. In seguito, sposò il tipografo italiano Maurizio Danon e con lui si trasferì a Milano nel 1956, dove avrebbe vissuto fino alla sua scomparsa. Cambia il suo nome in Betty e assume il cognome del marito.

Riconosciuta come artista concettuale italiana, Danon si è inizialmente concentrata su suoni e segni, ispirata dal suo profondo interesse per il pensiero junghiano e la filosofia orientale, a cui era stata esposta fin da piccola. Nei suoi primi lavori ha esplorato il cerchio e il quadrato, riducendoli alle loro forme più semplici, il punto e la linea, e ancora di più alla luce e all'ombra. Queste esplorazioni si sono poi evolute in opere che riflettono le note di una musica “inesistente” e la musicalità dei segni ritmici. In questo modo, l'artista “stravolge” o ridefinisce il rapporto tra pittura e scrittura. Per Danon, che a volte lavorava con inchiostro invisibile, la “leggibilità” ha lasciato il posto alla poesia visiva. 

Le sue opere sono state invitate alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1980. Dopo aver tenuto numerose mostre in Italia, all'inizio degli anni Ottanta si allontana volontariamente dai circoli artistici tradizionali e continua a creare e distribuire le sue opere attraverso la “mail art”. Al suo alfabeto di punti e note astratte aggiunge le lettere “arcobaleno”, scritte per confortare un conoscente malato. I laboratori d'artista da lei fondati in questo periodo hanno attirato sia artiste professioniste che dilettanti, creando uno spazio per sviluppare il loro lavoro in modo solidale.

Betty Danon ha lavorato principalmente con la macchina da scrivere ma, a partire dal 1989, ha prodotto opere anche con il computer. Ha trattato le lettere della tastiera o anche i programmi più semplici sull'iconico “cubo” del Macintosh come se fossero il suo pennello o la sua pittura. Oggi è considerata una delle prime e più significative figure in questo campo e le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo. L'uso della macchina da scrivere e del computer era guidato anche dal desiderio di liberare le sue opere dalla “unicità”. Le sue poesie visive sono state talvolta raccolte in libri fatti a mano, pubblicati in importanti riviste dell'epoca e oggi conservati nei principali archivi d'arte contemporanea. La più grande collezione delle sue opere si trova in Italia, presso i Musei MART di Trento e Rovereto. Inoltre, è presente nella Rare Books Library della Ohio State University, nella Poetry Collection della New York State University e nel Sackner Archive.

Per la mostra di aprile 2025, la Galeri Nev intende concentrarsi sull'ampio corpus di opere di Danon, in particolare sulla serie “Rainbowland”. Iniziata nel 1976 come rappresentazione di un paese alternativo e di diverse possibilità di vita, questa serie viene rivisitata in occasione del suo cinquantesimo anniversario. La mostra invita gli spettatori ad ascoltare le assurde, magiche e mitiche alternative temporali e spaziali presenti in questo corpus di opere. Inoltre, mostra la trasformazione dei colori di Danon in una forma di scrittura. Attraverso le mappe arcobaleno, i “cittadini” della Rainbowland e le cartoline inviate da questo luogo immaginario, la mostra mira a creare un “non luogo” che cancella il tempo e lo spazio. Così facendo, rivela i “colori” incorporati nella profondità di entrambe le culture che hanno plasmato Danon - un artista a volte considerato turco, a volte italiano - nato a Istanbul.

Betty Danon | Galeri Nev

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