OF ANARCHY IN MUSIC More Journeys in Sound

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A cura di Marcella Lista

Partendo dal suono come oggetto espositivo, “Of Anarchy in Music: More Journeys in Sound” propone un incontro tra opere della collezione New Media del Museo Nazionale d'Arte Moderna - Centre Pompidou e opere di artisti di Taiwan e dei paesi vicini della regione asiatica. Come una jam session musicale, la mostra si ricompone da una città all'altra, incorporando nuovi partecipanti. Le circa trenta opere riunite presentano esperienze cruciali degli ultimi vent'anni all'incrocio tra musica sperimentale, installazione sonora, composizione audiovisiva, ambiente sonoro e performance acustica. Il viaggio inizia all'esterno del National Taiwan Museum of Fine Arts e si muove attraverso vari spazi al piano terra e al primo piano del museo, riflettendo la natura dispersiva delle frequenze sonore: le opere d'arte qui presenti possono essere ascoltate prima di essere viste. Attraverso una vasta gamma di forme, materiali, codici e media scelti dall'artista, queste proposte sonore invitano a drizzare le orecchie e a mettere in moto il corpo e la mente. Il titolo “Dell'anarchia nella musica” è al tempo stesso volutamente anacronistico e visto attraverso la lente di una nuova attualità. È preso in prestito da un saggio poco conosciuto del compositore russo-tedesco Thomas von Hartmann, amico e collaboratore di Vassily Kandinsky, pubblicato su L'Almanach du Blaue Reiter, curato da Kandinsky a Monaco nel 1912. Questa antologia raccoglieva riflessioni e proposte di artisti, compositori e poeti intorno all'idea della distruzione e della rottura dei sistemi artistici obsoleti. Sostenitore dell'atonalità e della microtonalità, Hartmann sostenne la rilevanza dei “suoni cacofonici”, affermando che “qualsiasi combinazione di suoni, qualsiasi sequenza di combinazioni tonali è possibile” purché risponda a una “necessità interiore” dell'artista, ignorando i codici ereditati dall'armonia classica. Al di là di questo manifesto della modernità del primo Novecento, l'ispirazione alle idee anarchiche attraversa la storia, tutte le regioni del mondo, e trova oggi nuove risonanze. La mostra segue un filo conduttore legato a questo modello politico: l'idea che qualsiasi organizzazione, qualsiasi assetto, sia temporaneo e costruisca le proprie regole transitorie come strategia per trascendere le strutture dominanti. Pensare a una forma di organizzazione emancipatrice, come suggerisce l'antropologo David Graeber, potrebbe richiedere una “microteoria”, cioè “un modo di affrontare le questioni concrete e immediate che emergono da un progetto di trasformazione”.
Le otto parti di questa mostra ruotano attorno alle domande poste dal mezzo sonoro, sia che riguardino i poteri trasformativi della tecnologia, sia che riguardino il riesame di forme e culture musicali ereditate, sia che riguardino le pratiche di indagine acustica e il modo in cui mirano a sfidare il dominio legale. Oggi gli artisti passano fluidamente dal concerto all'installazione, dalla registrazione sul campo e dal campionamento all'IA generativa, dai protocolli concettuali a forme inedite di messa in scena e narrazione. Senza tentare di categorizzare le loro esperienze, il ritmo di queste otto parti rimane una partitura aperta.
 

Maxime Rossi | Taiwan