Stanislao Di Giugno inizia la sua carriera come artista multidisciplinare dedito prima alla pittura figurativa, poi al collage, all'installazione, al video, e dal 2014 si è rivolto esclusivamente alla pittura astratta sintetizzando il percorso effettuato dalle prime esperienze sino ad oggi, mantenendo una matrice formale sempre riconoscibile.

Prima di dedicarsi esclusivamente alla pittura la pratica artistica di Di Giugno si formalizzava in lavori eterogenei, in cui il medium espressivo diversificato è rafforzato da un obiettivo costante: "stravolgere la lettura della realtà e la normale logica di senso".

Il lavoro era basato sul riutilizzo di oggetti di uso comune e l'assemblaggio di questi ultimi sino a trasformarli in sculture astratte.

L'attitudine formale a costruire attraverso il frammento si evidenzia anche in una produzione su carta. La produzione di collage negli anni 2008 – 2011 è molto cospicua. Di Giugno osserva le immagini e le de - costruisce, le modifica, le altera proprio come se stesse avendo a che fare con un pensiero logico che d'improvviso subisce uno shock, riformulandosi per assumere un asset formale altro.

Al 2009 risale un momento cortocircuitale che vede Di Giugno protagonista di una riflessione sull'idea stessa di approccio all'opera d'arte. È un momento di messa in discussione che si manifesta nella realizzazione di un'installazione ambientale dal titolo Una certa distanza.

Attraverso questa opera viene messo in discussione il concetto stesso di “spazio”non più inteso come luogo di condivisione, bensì elemento che separa lo spettatore dall'opera d'arte. L'installazione si formalizza attraverso un congegno di tubi d'acciaio, la cui presenza è totalizzante, al punto da contrastare la normale interpretazione persino di altri lavori presenti nello stesso ambiente. Ne deriva come un percorso interrotto da questa struttura concepita come una sorta di ostacolo, un intervallo imprevisto. Ma Stanislao Di Giugno non si limita a connotare questo lavoro in quanto “barriera fisica”; egli, infatti, stimola anche un altro aspetto, quello uditivo, con la presenza di un congegno sonoro, il cui tono varia di intensità a seconda dei movimenti delle persone. Ne deriva un suono fastidioso e persistente, che rappresenta il complemento di questo elemento installativo, il cui scopo è, al contempo, attirare e dissuadere l'attenzione.

Da sempre l'assunto formale è trattato al pari di quello teorico. La sua pittura è meticolosa, rigorosa, dedita ad esplorare le peculiarità fisiche dei materiali, prestando attenzione a caratteristiche quali il volume, la forma e la dimensione.

A proposito delle scelte teoriche Di Giugno dichiara: “La scelta è di non rappresentare la realtà ma di indagarla”.

E questa indagine approda ad una geometria che si genera dalla sovrapposizioni di strati, di velature di colore.

Un quadro finito è come un condensato temporale fatto di stratificazioni di tempi e umori, anche molto diversi e discordanti, che trovano una ragione di coesistere spazialmente.

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