La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – Museo Madre presenta dal 18 aprile al 21 luglio la mostra Euforia Tomaso Binga, a cura di Eva Fabbris con Daria Kahn, exhibition design Rio Grande: è la sua più ampia retrospettiva museale e presenta i quaranta anni della sua pratica artistica attraverso più di centoventi opere tra poesie visive, installazioni, fotografie, collage, documenti, testimonianze di performance – molte delle quali mostrate per la prima volta o a decenni di distanza dalla loro prima esposizione – provenienti da musei e collezioni private.
Il titolo dell’esposizione è emerso durante le conversazioni tra l’artista e Eva Fabbris: Euforia – parola particolarmente amata da Binga perché contiene tutte le vocali, foneticamente universale ed estroversa – diventa “un titolo-manifesto – spiega la curatrice – un augurio, una necessità politica di resistenza” e contraddistingue tanto il suo approccio alla pratica verbo-visuale quanto al femminismo.
“Il lavoro di Binga sfida le convenzioni sociali e culturali – afferma Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina – esplorando temi legati al genere e alla critica del linguaggio. (…) Esempi emblematici del suo contributo sono gli alfabeti in cui il corpo dell’artista assume le forme delle lettere, una sintesi tra linguaggio verbale e visivo.”

Tomaso Binga è un'artista e poetessa italiana, nata a Salerno, nel 1931. Dagli anni Sessanta vive e lavora a Roma.
In arte ha assunto questo nome per contestare con ironia e spiazzamento i privilegi del mondo maschile. Si occupa di scrittura verbo-visiva ed è tra le figure di punta della poesia fonetico – sonora - performativa italiana. Fin dal 1971 la pratica dell'arte come scrittura è al centro dei suoi interessi.
La sua pratica include il collage, il dattiloscritto, la pittura, la performance.
Tomaso Binga si è avvicinata all'arte quando era ancora una ragazzina, grazie al padre, che per diletto amava dipingere. Ed è sempre grazie al padre che Binga sviluppa un grande amore per la poesia. La produzione poetica da sempre si affianca alle produzione artistica.
La sua vita è un intreccio di incredibili incontri, primo fra tutti quello con Filiberto Menna, che sposa nel 1959 e con il quale si trasferisce a Roma.
Tante sono le prospettive attraverso cui Tomaso Binga ha operato nel corso degli anni. Oltre all'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Frosinone, ha creato e animato il Lavatoio Contumaciale, un luogo votato allo scambio culturale, che nel tempo ha svolto un'intensa attività, promuovendo il dibattito su diversi temi attraverso la letteratura, a poesia, le arti visive, i teatro, il cinema.
Il suo lavoro va ben al di là dell'impegno femminista, per quanto esso abbia sempre avuto un ruolo centrale. Tomaso Binga, da sempre è impegnata per i diritti degli esseri umani, per la parità di genere, ma è anche impegnata a difendere la libertà e la pace.
L'ironia che spesso caratterizza le sue opere non cela l'amaro sentimento di disappunto nei confronti delle ingiustizie, ai drammi che spesso colgono gli esseri umani, ai disastri che rovinano il nostro mondo. Tomaso Binga è sempre stata proiettata nel futuro, eppure già nella sua prima opera contesta l'uso sbagliato dei nuovi media, e lo fa attraverso una nota performance, Vista Zero, tenutasi nel 1972. L'artista, avvolta in un lenzuolo bianco, ricopre con una garza la sua testa lasciando libero solo il volto e gli organi di senso. Dopo aver incollato una serie di occhi di carta di varie dimensioni, termina la sua azione performativa con l’applicazione di due grandissimi occhi sulla fronte: metafora di un mondo che si apriva ai mille sguardi dei nuovi media, potenziali strumenti di quiescenza dei cervelli.
In tempi non sospetti Tomaso Binga ha iniziato una serie di collage – sculture (quelle che Italo Mussa definì oggetti - immagine) riutilizzando gli imballaggi di polistirolo interni alle scatole dei più disparati oggetti di consumo, compiendo una incredibile azione di riciclo di materiali.
Nell'arco della sua produzione artistica ha attuato decine di collaborazioni con artisti, prima fra tutte quella con Verita Monselles (nella foto sopra) con la quale realizzerà una delle sue opere più emblematiche: L'Alfabeto Murale.
Soprattutto sul tema della poesia sonora e fonetico – performativa Binga ha consolidato importanti relazioni artistiche con Lamberto Pignotti, Giovanni Fontana, Antonio Amendola e molti altri.
Tomaso Binga ha creato nuovi linguaggi visivi a partire dalla scrittura asemantica per finire all'Alfa Symbol (su cui sta lavorando dal 2020) passando per il dattilocodice, di cui alcuni esemplari sono esposti alla Biennale di Venezia nel 2022.
La pratica dell'arte come scrittura copre oramai un arco creativo cinquantennale, con dei picchi di grandissimo impatto: Ti scrivo solo di domenica del 1977 e Diario Romano del 1995 sono dei capolavori, in cui la parola come segno si impone nello spazio e persino nel tempo attraverso matrici compositive di lirica altissima.

A partire dagli anni Settanta Tomaso Binga ha partecipato a importanti mostre collettive come Magma, a cura di Romana Loda nel 1977, Materializzazione del linguaggio, a cura di Mirella Bentivoglio in occasione della 38. Biennale di Venezia del 1978 e all'XI Quadriennale di Roma del 1986.

Mentre tra le principali mostre recenti a cui Tomaso Binga ha partecipato segnaliamo: TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai (nella foto precedente: Tomaso Binga indica il suo Alfabeto Murale) alla Fondazione Prada di Milano (2017) e Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia, a cura di Marco Scotini e Raffella Perna, ai Frigoriferi Milanesi, Centro per l'Arte Contemporanea (2019), Radio-Activity - Collective Approaches to Art and Politics a cura di Karin Althaus e Stephanie Weber alla Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau Munchen (2020), Silent Revolutions: Italian Drawings from the Twentieth Century a cura di Irina Zucca Alessandrelli, alla Menil Drawing Institute, Houston (2021), Ri-Materializzazione del Linguaggio. 1978-2022, a cura di Cristiana Perrella e Andrea Viliani alla Fondazione Dalle Nogare, Bolzano (2022), A Model a cura di Bettina Steinbrügge (nella foto di seguito: veduta dell'Alfabeto Proverbiale) Mudam, Lussemburgo (2024), Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo, a cura di Lorenzo Balbi e Caterina Molteni, al Mambo, Bologna (in corso).

Nel 2022 Tomaso Binga è invitata da Cecilia Alemani alla 59.Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia intitolata Il Latte dei Sogni (foto di seguito: veduta delle opere in mostra).

Tra le più significative mostre personali realizzate negli ultimi anni segnaliamo A silenced Victory, a cura di Daria Khan, Mimosa House, Londra (2020) e Corps – poésie a cura di Mark Bembekoff (foto di seguito: veduta dell'installazione Carta da parato) a La Galerie, centre d’art contemporain, Noisy-le-Sec, Francia (2023).

Nel 2024 è stata insignita dal Centre Pompidou di Parigi del Prix Bernard Heidsieck. Nel 2025 Flash Art le ha conferito il Premio alla Carriera durante i Flash Art Awards (nella foto di seguito: Angelo Vassallo e Eva Fabbris ritirano il premio per Tomaso Binga).
