Maria Adele Del Vecchio è un'artista visiva, storyteller, curatrice, attivista.

Si forma in una famiglia di artisti, e rivela sin da adolescente un grande interesse per il cinema, per la letteratura e per la poesia che avranno grande influenza sulla sua ricerca.

La pratica artistica di Maria Adele del Vecchio, include l'utilizzo di diversi media, fra cui, installazione, scultura, fotografia, video e scrittura.

Il lavoro si caratterizza per una produzione composita: i temi che tratta vanno dalla politica alla letteratura, dalla storia alla filosofia. Questa eterogeneità è, allo stesso tempo, contraddetta da un eterno ritorno dei motivi e dei concetti che, pur ripresentandosi di volta in volta sotto forma di frammenti diversificati, creano un discorso infine unitario.

La parola, nella sua natura linguistica prima ancora che segnica, è il mezzo creativo privilegiato dall'artista, la cui volontà è quella di sottolineare l'impossibilità di rinunciare ad essa, così come alla sua negazione, al linguaggio in quanto strumento di libertà ed identificazione culturale, politica e sociale.

Il fine ultimo di questa indagine è vincere la tendenza all'ipnosi di massa, cancellando quegli automatismi che alterano il comportamento umano. L'idea è di lavorare sulle relazioni, sulle “corrispondenze emotive” che nascono dall'esperienza quotidiana, dal contatto diretto con oggetti che divengono essi stessi opere, nel tentativo di formulare un nuovo linguaggio che contribuisca alla crescita della consapevolezza di sé e dell'altro, nello spazio e nel tempo.

Tali suggestioni, corrispondenze e collegamenti, sono sintetizzate attraverso un'indagine di stampo filologico che, tuttavia, mai abbandona la ricerca estetica. Ribadendo, in tal modo, il legame dell'artista con la parola e l'utilizzo della stessa.

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