galleria tiziana di caro
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comunicato stampa


La galleria Tiziana Di Caro inaugura la quarta mostra personale nei suoi spazi di Stanislao Di Giugno (le precedenti nel 2008 con Alessandro Piangiamore, nel 2010, nel 2016), giovedì, 29 aprile 2021, dalle ore 15:00 alle ore 19:00. La mostra, intitolata Trentuno fughe e alcuni dettagli include opere realizzate tra il 2020 e il 2021.

Il lavoro di Stanislao Di Giugno converge nella pittura a partire dal 2014 circa. In precedenza la sua produzione era stata più eterogenea affiancando alla pittura la pratica della scultura (che in parte rimane), del collage, dell'installazione. L'indagine della realtà si sostituisce alla pura rappresentazione della stessa e quello che attraversa e connota tutta la sua produzione, evidenziandone una incessante coerenza, è la ricerca sullo spazio. Nel tempo Stanislao Di Giugno ha attuato una drastica riduzione di elementi, concentrandosi sulla materia pittorica e approdando ad un equilibrio dicotomico: al senso plastico della sostanza si affianca l'astrazione della forma.

Trentuno fughe e alcuni dettagli è un gruppo di opere realizzate nell'arco di un mese durante uno dei confinamenti cui siamo stati tutti soggetti nell'ultimo anno. Lo studio e la dimensione lavorativa hanno rappresentato per Di Giugno il luogo della fuga, l'approdo in una realtà altra, diversa, gestibile e mutabile.

Ogni giorno si è dedicato alla realizzazione di una piccola opera. Partendo con l'intelaiatura, la preparazione e quindi l'esecuzione di un quadro, che iniziato al mattino entro sera è terminato. L'indomani è il giorno per cominciare un nuovo dipinto, della stessa dimensione del precedente e seguendo esattamente la stessa prassi. E il successivo è ancora una volta il giorno per cominciarne un nuovo, e un altro ancora, e uno ancora fino a terminare una serie di 27 tele della dimensione di 40 x 30 cm.

Questa pratica però non si esaurisce come esperienza quotidiana: oltre ad iniziarne di nuove, Di Giugno ritorna sulle opere già dipinte, le modifica attraverso nuovi strati di colore, che si sovrappongono, ma mai del tutto, in una sorta di rituale che lo vede insistere sulla dimensione relativa allo spazio, che al contempo, in quanto pratica costante e quotidiana, si prolunga anche nel tempo. La pittura consente questa libertà: modificare, alterare, manipolare la forma, cambiare idea, o semplicemente mutare lo spazio compositivo, decidere che un quadro non è finito, che quindi potrebbe finire, ma anche no per poi continuare a lavorarci.

Come nella “fuga” musicale, Stanislao Di Giugno analizza un tema, un soggetto che si ripropone più volte, seguendo una unità espressiva, che è succeduta da temi secondari che si ripetono e si sviluppano attraverso un logico giro di tonalità.

Alle tinte scure prevalenti nelle opere precedenti si aggiungono altri colori alle volte molto brillanti, come ad esempio il giallo, il rosa, il verde, il rosso. Dal procedimento per velature queste tinte emergono, alle volte rimanendo segmenti molto sottili, come fenditure di luce nello spazio. Giorno dopo giorno le opere mutano, lo spazio della tela si trasforma: Di Giugno non attua delle cancellature, ma delle sovrapposizioni. Quanto dipinto in precedenza rimane sulla tela ed è nascosto da pennellate ulteriori. La sovrapposizione di velature non riguarda solo la variazione cromatica, ma anche la struttura materica dell'opera, perché aggiungendo colore aumenta anche l'intensità della superficie pittorica.

"Un quadro finito è come un condensato temporale fatto di stratificazioni di tempi e umori, anche molto diversi e discordanti, che trovano una ragione di coesistere spazialmente."

 

La mostra di Stanislao Di Giugno, Trentuno fughe e alcuni dettagli è accompagnata da un testo di Davide Ferri