galleria tiziana di caro
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galleria tiziana di caro

comunicato stampa


La galleria Tiziana Di Caro ospita la prima mostra personale nei suoi spazi di Sissi (Bologna, 1977) intitolata Estinti-Istinti, che inaugura giovedì 26 maggio 2016, alle ore 19.00 in piazzetta Nilo, 7, a Napoli.

La mostra include opere realizzate negli ultimi tre anni ed inquadra la versatilità del lavoro di Sissi, proponendo diverse tipologie di medium come l'installazione, il disegno, la pittura, in cui l'aspetto tecnico dato dall'attitudine per la manualità, si concentra sul corpo umano, da sempre al centro dell'interesse dell'artista, che viene analizzato pressoché scientificamente attraverso strumenti e metodi presi in prestito da discipline quali l'archeologia e l'anatomia.

Il progetto pensato per la galleria Tiziana Di Caro è molto narrativo e si sviluppa tra “due maree”: l'una pittorica, che si rivela turbolenta e introspettiva. L'altra più scultorea e riflessiva, che sembra emergere dalla dimensione liquida. La mostra si apre con una pittura, installata come se fosse uno stendardo. Si tratta della rappresentazione di una entità recondita, un essere venoso di colore blu, che ci rimanda subito all'habitat ideale di questo progetto: il mare.

Come sempre il lavoro dell'artista si situa nel mezzo di un doppio binario, in cui la ricerca scientifica è comprovata, in un surreale paradosso, dalla fantasia e dalla ricerca emotiva. Tutto ciò che è presente ci trasporta in una dimensione liquida, il mare dell'istinto intestinale, per usare le parole di Sissi, che ci conduce alla scoperta dei resti del “Il Naufrago: ondeggia ubriaco perdendo la testa” (2014), un'installazione composta da legni ritrovati sulla spiaggia, che vengono analizzati e organizzati come in una indagine antropologica. Il Naufrago, in preda alle onde del mare, perde la testa. L'artista prima ne ricostruisce lo scheletro, poi ne definisce le specificità attraverso un Atlante (2015 – 2016) che si presenta come una sorta di manuale di ricognizione composto da più di settanta tavole. La presenza dei resti di questa massiccia figura ci lascia in una dimensione sospesa, perpetrante nella ricerca di una identità e ragione che sembrano temporaneamente scomparse.

La perdita di riferimenti fisiognomici è riscontrabile nuovamente negli ovali dipinti, in cui le presunte immagini sono rarefatte, come fossero fotografie sbiadite dal tempo e dove, di tanto in tanto, si intravedono figure antropomorfe.

Una produzione più recente rappresenta un momento più lirico, sia dal punto di vista del significante, ma anche del significato. Si tratta di disegni in cui l'artista sembra dare voce alle figure rappresentate, che infatti sono affiancate da parole. È come se fossero appunti poetici, elementi di un diario di bordo scritto da questi abitanti del mare, che accompagnano l'osservatore verso un'ultima opera, un neon blu, che come un'onda umana fa sì che la sagoma di una figura femminile si confonda con la linea del mare in una sintonia totale tra uomo e natura.