galleria tiziana di caro
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comunicato stampa


La galleria Tiziana Di Caro annuncia la quarta mostra nei suoi spazi di Betty Danon che si intitola For The Grey Days Only e inaugura venerdì 2 dicembre 2022 alle ore 19:00.

 

Il percorso artistico di Betty Danon inizia alla fine degli anni Sessanta: l'esordio è con i collage geometrici, a cui farà seguito una breve parentesi pittorica alla quale si dedica esclusivamente nel 1973. Ritorna al collage con le Finestre di cielo. In esse è già evidente che un processo di sintesi è in atto, e questo la porterà alla teoria del punto e linea. Il punto e la linea sono gli elementi cardine della scrittura musicale e infatti le “Partiture astratte” saranno l'approdo di questa ricerca, che partendo dalla geometria, tende a rarefarsi sino a rappresentare il suono.
Il 1979 è un anno cruciale. In seguito alla mostra Io&gli altri alla Galleria Apollinaire di Guido Le Noci Betty Danon si ritira dal mondo dell'arte, continuando a produrre, ma senza fare mostre e allontanandosi da un sistema in cui lei non si riconosce.

Bisogna fare un piccolo passo indietro e tornare al 1976 per trovare l'oggetto della mostra For The Grey Days Only e cioè quello che Betty Danon ha definito “Rainbowland”  che è, non solo un ciclo di lavori, ma anche una dimensione umana, spirituale, che nasce da un atto di amore e di amicizia che la stessa artista racconta così:

 

La mia assidua corrispondente Amelia Etlinger soffriva di terrori notturni e d'insonnia. Per divertirla volevo inventare per lei un "fairy tale" speciale ambientato in un paese immaginario sopra l'arcobaleno che ho chiamato Rainbowland. Questo racconto cominciato così bene, non ho mai potuto finirlo. Le ho inviato, invece, la mappa di Rainbowland da esplorare.

 

Betty Danon non ha incontrato quasi nessuno degli amici con i quali per anni ha condiviso assidue corrispondenze, inviandosi reciprocamente opere e  facendo sì che si creasse una incredibile collezione di mail art. Così facendo si sono generate relazioni intense, al punto che Betty Danon inventa un mondo che chiama Rainbowland, il paese dell'arcobaleno, e lo fa per la sua amica Amelia Etlinger, che non ha mai incontrato ma evidentemente non importa.
Nel 1976 scrive un racconto che si formalizza in una fiaba per Amelia. Nel tempo il “concetto” si sviluppa per diventare un simbolo poetico, un luogo altro, un'alternativa alla realtà: “il pretesto per scavalcare muri e andare a giocare con gli altri”.
Nel 1980 realizza un diario – libro d'artista in cui raccoglie cartoline, collage, disegni, frasi: tutte dedicate a Rainbowland. È qui che compare la scritta “For the grey days only” che dà il titolo alla mostra e che indica il potere terapeutico dell'arcobaleno, da utilizzare “solo nei giorni grigi”. 
Betty Danon si racconta come abitante di questo luogo immaginario descrivendosi con gli attributi di Alice (nel paese delle meraviglie). Per accedere a Rainbowland vengono emesse delle tessere di cittadinanza, e viene anche redatta una mappa, dei francobolli e un timbro che l'artista utilizzerà per le sue opere.


La scrittura è ancora e rimarrà per sempre al centro della produzione di Danon. Alterna la scrittura a macchina, con quella a penna e la parola “Rainbowland” diventa essa stessa segno significante: la ritroviamo scritta in diversi lavori così che il paese dell'arcobaleno viene raccontato attraverso la perpetua ripetizione del suo nome, come un mantra. Qualsiasi oggetto può essere trasformato attraverso l'uso dei sette colori e quindi tutto può essere  trasferito da e per Rainbowland. 
Il paese dell'arcobaleno determina una cambiamento fondamentale nel linguaggio di Danon: le opere realizzate tra il '72 e il '77 sono quasi tutte articolate attraverso segmenti fitti e sottili. I giochi di linee, le partiture asemantiche e quelle astratte sono opere in cui il segno è reso con il nero o con il bianco che si imprimono su fondi tenui, monocromi o semi – trasparenti.


Dal 1976 in poi un delicato cromatismo si insinua nel lavoro: non è solo l'arcobaleno che sistematicamente compare nelle sue opere. La scrittura mutua dal bianco e nero al colore. Una scrittura che sembra “desemantizzata” ma che invece, una volta decodificata diventa chiarissima e leggibile. La serie di disegni presentata in mostra non ha un titolo. Ogni opera si compone da frasi che si ripetono e si sovrappongono generando degli spostamenti di piano compositivo. La lettura viene complicata dal segno che si fa scarabocchio eppure se osservato con attenzione si riconoscono e distinguono le parole. Sono frasi poetiche il più delle volte tratte da Kahil Gibran che Danon fa sue: sono considerazioni esistenziali, filosofiche o poetiche sulla vita e sull'identità. Ma la scrittura, seppur complicata, in un'ulteriore fase tende nuovamente a rarefarsi e non se ne riconosce più il significato. Torna ad essere scrittura automatica il cui significato risiede solo nello spirito di Danon e a noi rimane solo un enigma, un elemento formale fortemente intrigante, e tale da lasciare totalmente spazio alla nostra più intima immaginazione.

 

Betty Danon è stata un'artista concettuale e poeta visiva. Nata a Istanbul, ha vissuto a Milano dal 1956. Ha lavorato col suono e col segno a partire da una simbologia junghiana, riducendo cerchio e quadrato a due elementi primari - punto e linea - che si sviluppano nei lavori futuri, nelle partiture simulate e negli interventi su suono e segno e parola.