galleria tiziana di caro

comunicato stampa


La Galleria Tiziana Di Caro è felice di ospitare An Entertainment in Conversation and Verse una mostra collettiva curata da Maria Adele Del Vecchio che include opere di Maria Adele Del Vecchio, Gaia Di Lorenzo, Sara Enrico, Giovanni Giaretta, Andy Holden, Thomas Jeppe, Ninon Liotet, Eleonora Meoni, Pentti Monkkonen, Marta Orlando, Francesco Pedraglio, Benedicte Gyldenstierne Sehested e inaugura mercoledì 21 giugno 2017 dalle ore 19:00 alle ore 21:30.

Il titolo An Entertainment in Conversation and Verse è preso in prestito da Ronald David Laing che così sottotitolava il suo Mi ami?, libro in cui lo psichiatra scozzese utilizza anche la sua biografia familiare come oggetto dell'indagine, sostituendo il discorso teorico con quello poetico. Maria Adele Del Vecchio ponendosi in una doppia prospettiva (artista - curatore), mette in moto uno spostamento di ruoli e ci offre un punto di vista eterogeneo che non riguarda solo la sua opera inclusa nel progetto, ma anche il suo rapporto con gli artisti invitati e la relativa scelta delle loro opere: "L'oggetto del mio sguardo diventa il soggetto che mi guarda, in poche parole l'opera d'arte ha funzione costitutiva in rapporto alla mia identità: da spettatore - forse giudice - entro a mia volta in un campo visivo, quello dell'opera, e questo ingresso comporta la riscrittura del processo di soggettivazione".

In questa ottica Del Vecchio concepisce un'opera che attraverso il palindromo Are we not drawn onward to new era, crea un continuo movimento di rimandi e di punti di vista, che pur ribaltandosi non ne compromette il senso. L'inizio del percorso espositivo è caratterizzato da un racconto ipnotico e indecifrabile. Si tratta della voce fuoricampo del video di Giovanni Giaretta, The Sailor. Ispirato da Il Marinaio di Fernando Pessoa, il video è in Na'vi, una lingua inventata per il film di fantascienza Avatar, e racconta la storia di un marinaio che immagina una patria che non ha mai avuto. Un processo lento e in risposta al contesto della galleria e della città di Napoli ha caratterizzato la realizzazione delle sculture di Gaia Di Lorenzo che, in continuità con la propria pratica, cerca nelle cose i loro opposti - il fragile nel duro, il naturale nell'artificiale… - senza privilegiare uno dei due aspetti, ma rendendoli complici. Così come Gaia Di Lorenzo, anche Thomas Jeppe ha tratto spunto da Napoli per realizzare un dipinto in cui Alessandro Moreschi, l'ultimo evirato della storia, si confronta con il suo fantasma in un paesaggio ispirato alla città partenopea.
Cut out è una scultura di Sara Enrico che fa parte di una serie caratterizzata da volumi delicati, apparentemente precari, e da lavorazioni di superficie. Nei dettagli e nelle posture di questi oggetti l'artista ricerca una dimensione antropomorfa, vulnerabile. Una porzione di universo si vede nell'opera di Andy Holden; fra le stelle scorgiamo una serie di occhi che restituiscono lo sguardo di chi osserva, confondendo il ruolo dello spettatore e quello dell'oggetto osservato.
Pentti Monkkonen ritrae la tipica facciata di un palazzo berlinese sulla quale colloca un murale che ritrae Britney Spears nel momento del suo famoso crollo psichico. Ancora una volta si rinnova l'idea del rimando di sguardi che rapisce lo spettatore. Un elemento che in qualche modo si presenta nuovamente nell'aspetto ieratico della scultura di Benedicte Gyldenstierne Sehested, che ritroviamo anche nelle sue fotografie; si tratta di soggetti dall'identità ambigua che l'artista raggruppa focalizzandosi sulla loro presenza psicologica ed emotiva in una struttura sociale condivisa. L'opera di Ninon Liotet indaga l'incidenza che il suono, nel caso specifico quello di una casa che brucia, può evocare nella coscienza dello spettatore. Da premesse affini nasce l'interazione di Eleonora Meoni con lo spazio espositivo: l'artista interviene sui neon della galleria, scolpendo l'ambiente attraverso l'uso del colore.
Un segmento più intimo ed emozionale caratterizza l'opera di Marta Orlando in cui la tela si trasforma in una lavagna su cui sono ben visibili le tracce delle cancellature, laddove l'atto di scrivere e riscrivere, "una sorta di mantra senza fine", rievoca la continua, spesso necessaria, ricostruzione del sé. La mostra si completa con una performance di Francesco Pedraglio che consiste nel racconto di una serie di storie in relazione a delle immagini che nell'arco della serata verrano sostituite, spostate, inter - cambiate, dando vita sempre a nuove possibilità narrative e visive.

"Ho invitato artisti le cui opere sono capaci, con diversi modi e diverse declinazioni, di rivolgere allo spettatore domande sull'esistenza, sul sé, sul campo visivo, sull'azione del guardare, sulla coscienza d'essere guardati e, aggiungo, capaci di farlo da un presupposto poetico oltre che speculativo, senza rinunciare a irriverenze a inversioni."

An Entertainment in Conversation and Verse